Capitolo 7

 

Il tavolo era molto lungo. Imponente.

Intorno a quel tavolo di mogano massello, una diecina di sedie tappezzate in velluto celeste. Sopra , in corrispondenza di ogni posto una cartellina di pelle contenente carta a volontà. Di fronte due penne: una rossa e una blu.

Dalla finestra di quella austera sala si poteva osservare il complesso sistema circolatorio di piazza Galeno. Sui marciapiedi un viavai incessante di studenti universitari. Ognuno per proprio conto, senza scambiarsi una parola, stretti intabarrati nei loro grigi cappotti, stringendo fascicoli e dispense sotto il braccio.

Un timido sole traforava le residue nubi notturne in quella fredda mattina autunnale, e si rifletteva inondando di luce glaciale le pareti di quella sala. Quella priva di libri era disseminata di poster di copertina di riviste femminili, incorniciate a giorno dietro vetri trattati antiriflesso.

Queste immagini stonavano decisamente in quella che era stata fino a poco tempo prima la sala riunioni di un famoso notaio. I nuovi inquilini, figli di quello che si può chiamare: "il dominio delle professioni emergenti", avevano voluto rimarcare in questo modo il loro subentro in questo austero ufficio.

Capelli corti e ben pettinati, volto giovane e accuratamente sbarbato, cravatte e giacche perfettamente intonate a camicie dai colletti impeccabili, un sorriso radioso perennemente presente, un uso ossessivo della lingua inglese. Così erano gli abitanti di quel luogo. Qualcuno li avrebbe chiamati "yuppies".

E su quelle sedie, intorno a quel tavolo, tre persone aspettavano con impazienza l'arrivo degli ultimi due ospiti.

All'ingresso di Leo e Marco, tutti si alzarono in piedi per salutarli. Quello che doveva essere il padrone di casa fece le presentazioni: "Leonardo Tommasi, il fotografo, e questo è il suo assistente." Poi rivolgendosi ai nuovi arrivati: "il dottor De Rossi, della società "Vanity", e Enrico Di Maio, l'art director."

Marco non era mai stato in una agenzia di pubblicità. Appena entrato ebbe l'impressione di trovarsi in un centralino della Sip,  dato il continuo, incessante trillare di un numero imprecisato di telefoni. E dietro ai vetri molte ragazze intente a correre da un telefono all'altro. Dissero ai due che erano attesi da tempo in sala riunioni.

Era stato Leo a far tardi al lavoro. Marco e Marina l'avevano aspettato con una certa impazienza. Avevano poi perso altro tempo per trovare un posto per la macchina. Leo era di poche parole, non sembrava di buon umore quando disse a Marco che sarebbero andati a trattare un lavoro che li avrebbe impegnati per diverso tempo. Aveva cacciato dentro una borsa una massa di foto, quasi scelte a caso, e si era incamminato per le scale.

"Allora" iniziò il pubblicitario, "come sapete il dottor De Rossi ci ha commissionato una campagna stampa per la nuova collezione invernale di capi di moda pronta. Vi dico subito che il lavoro deve essere pronto in tempi brevissimi, anzi, siamo già in ritardo sulla concorrenza. Si tratta di un catalogo completo indirizzato verso la piccola e media distribuzione, e di due servizi da pubblicare su riviste specializzate che dovranno uscire col numero di novembre, quindi capite che il tempo a disposizione è veramente poco. Occorrerà poi una serie di immagini di grande formato per una campagna di affissioni stradali con manifesti di grandi dimensioni." Il cliente ascoltava muto, seguitando a dar tirate con la sua pipa, dando ogni tanto un segno di assenso alla volta del pubblicitario.

"Questo è quanto. Enrico adesso vi spiegherà in particolare il tipo di immagini a cui abbiamo pensato per questa situazione." L'art director avrà avuto circa trent'anni, capelli chiari, occhi di ghiaccio. "Si tratta in buona parte di soprabiti, mantelle, cappotti in lana decorata con ricami fatti a mano. I colori vanno dal verde bottiglia con inserti bordeaux, ai grigi scuri. Il tutto è completato da accessori quali sciarpe, cappelli, e così via.

La mia idea è di seguire due strade diverse: da una parte una serie di fotografie più tradizionali in studio, con un'illuminazione che valorizzi in pieno tutte le caratteristiche dei prodotti. Poi, siccome si tratta di moda pronta che ha come target tipico una clientela giovane e dinamica, aperta a nuove esperienze ed in particolare amante della natura e delle tradizioni, mi piacerebbe poter associare, in particolare per quanto riguarda i giornali, ad ogni foto a colori, una istantanea, magari in bianco e nero, con lo stesso abito indossato, che so io, fra le strade di un paesino, o in un bosco, o in riva a un ruscello. Queste foto potrebbero poi essere sottoposte ad un viraggio, oppure ad una elaborazione fotomeccanica al fine di esasperare il contrasto…." "o tutt'e due le cose." Interruppe Leo.

"Tuttavia" interruppe il pubblicitario, "Il dottor De Rossi non è pienamente convinto di questa proposta, per cui sarebbe il caso di fare una serie di scatti di questo tipo in tempi brevissimi. Una sola ragazza, un solo vestito per un centinaio di scatti di prova. Quando potete farlo?" Leo rispose: "anche domani."

"Bene!" Il pubblicitario si apprestò a concludere la riunione. "Se riesco ad avere per dopodomani mattina il materiale, i nostri grafici appronteranno subito delle simulazioni. Possiamo aggiornarci a giovedì pomeriggio."

 

"Vedi di metterti almeno una giacca!" Gli aveva detto Antonella. "Sai che mio padre ci tiene."

Il dottor Carrocci era un serio e autorevole funzionario della pubblica amministrazione. Alto, baffuto, non dimostrava certo i suoi 61 anni, malgrado la diffusa calvizie. Il volto scavato e gli occhi severi suggerivano una certa attitudine al comando, in ufficio come a casa. Egli troneggiava a capo di un prezioso tavolo intarsiato che dominava la sua sala da pranzo. Alla sua sinistra sedevano Antonella e la madre. Di fronte a loro Marco, solo soletto.

L'atmosfera era irrealmente formale. La madre aveva tirato fuori la tovaglia delle grandi occasioni: bianca a ricami blu. Di fronte ad ogni commensale vi erano quattro calici di differenti forme e misure. Ai lati del piatto posate d'argento.

Mentre l'anziana domestica serviva i tortellini in brodo, il padrone di casa aveva riempito di vino bianco i bicchieri, quelli alti e fini, dei presenti. La conversazione si manteneva su temi scontati. Ogni tanto Marco doveva ridere forzatamente alle lugubri battute di spirito che uscivano dalla bocca del funzionario.

La madre di Antonella, invece dimostrava tutta la sua età, malgrado avesse passato tutto il pomeriggio dal parrucchiere, a ritoccare la tintura. Taciturna, ogni tanto tradiva qualche istante di commozione. I suoi occhi celesti rimiravano Marco con tenerezza. Forse per la figlia avrebbe desiderato qualcosa meglio, ma in ogni caso sapeva che Marco era un giovane onesto e serio. Dalle confidenze che la figlia aveva ripreso a farle da qualche anno, si era convinta che si volevano bene veramente e che il loro futuro insieme sarebbe stata la scelta migliore. Non erano poi, in fondo più ragazzini.

Antonella emozionata lanciava delle occhiate a Marco che erano segnali. Voleva dirgli: dai, cosa aspetti? Alzati e fai l'annuncio ufficiale. Non lo vedi che tutto questo è stato organizzato apposta?"

Marco in realtà aveva il cervello da un'altra parte. Quella mattina al termine della riunione dal pubblicitario, Leo aveva immediatamente preso in mano la situazione. Sarebbe toccato a Marco l'indomani andare con la modella Paola, a scattare le foto in bianco e nero in qualche paesino dei dintorni. Di fronte alle perplessità di Marco, che temeva di non esserne all'altezza, Leo era stato irremovibile. "Vai, trovati il paesello che più ti aggrada, e dai libero sfogo alla tua fantasia. Io non devo insegnarti niente." "Sai, Leo, c'è pure un altro problema: non credo che Antonella sia molto felice di sapermi tutto il giorno da solo con una fotomodella. Capisci?" "E tu non dirglielo." Tagliò corto Leo.

Il padre di Antonella ruppe gli indugi: "questa mattina siamo andati a vedere un appartamento che un mio collega vuol dar via. Credo che troveremo un accordo. Antonella è ormai prossima alla laurea e tu hai iniziato a lavorare. Mia figlia mi ha detto che da tempo ormai pensate al matrimonio. E a dire la verità anche mia moglie ed io da tempo pensiamo che sia giunta per voi l'ora di fare il grande passo. Certamente non è più come una volta. Ora ci sono nuove difficoltà, difficoltà economiche e non è facile formare una famiglia. Per questo, finché mi è possibile, vorrei fare quanto posso per la felicità futura tua e di mia figlia."  Qui va seguitato

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