Capitolo 6
"Ciao, io sono Giada."
Quando Marco andò ad aprire la porta si trovò di fronte una ragazza decisamente più alta di lui. Carnagione chiara, capelli biondo cenere raccolti sulla testa. Occhiali scuri volevano dare un senso di mistero. Come se la grande vamp si fosse voluta travestire da donna comune per non farsi riconoscere in istrada.
Indossava un lungo cappotto color carta da zucchero dal colletto di pelliccia. Bavero alzato a difendersi dal freddo e dagli sguardi indiscreti. Lunghi pantaloni attillati di flanella grigia facevano sembrare ancora più lunghe le sue gambe. E ai piedi scarpe eleganti con un tacco discretamente alto. Nelle mani una valigiotta di pelle nera.
"Fai entrare la signorina" gli gridò con voce quasi ironica Leo dalla sala di posa dove era intento a muovere oggetti, a spostare illuminatori. Leo aveva spiegato a Marco che Marina, salvo casi particolari, lavorava solo la mattina, e quindi sarebbe toccato a Marco fare gli onori di casa. La aiutò a sfilarsi il cappotto mentre Leo le veniva incontro. La baciò affettuosamente come se si conoscessero da anni, poi fece le presentazioni.
Le tolse dalle mani la valigia e la portò nella stanza spogliatoio appoggiandola sopra il tavolino. L'aprì con curiosità e sparse sul tavolo i vestiti che vi erano contenuti.
"Vediamo cosa hai portato. Ecco, questo va bene, anche questo, ecco direi di cominciare con questo. Che ne dici? Mettitelo, poi spàzzolati bene i capelli. Hai portato il trucco?" Giada gli mostrò un grosso beauty case con ombretti di tonalità fredde.
"Bene" disse Leo, "noi andiamo a preparare il set. Chiamaci quando sei pronta. Poi il trucco lo vediamo assieme."
Uscirono chiudendo la porta. Poi Leo strizzò l'occhio all'amico: "che ti avevo detto? È proprio come l'avevo immaginata. Adesso ci divertiremo, stai a vedere."
Marco chiese: "vuoi che vada a caricare qualche dorso?" "Ma no! Queste foto mica le facciamo con la macchina grande. Non spreco certo le lastre per questo genere di lavori. Useremo il 6x7."
Si diresse verso l'armadio e tirò fuori due corpi macchina Mamiya, più un paio di obiettivi. Appoggiò tutto sul tavolino e disse a Marco: "Prendi dal frigorifero tre o quattro rulli formato 120. Prendi due Ektacrome e un FP4." Caricò una macchina col colore e una col bianco e nero, dicendo: "facciamo anche qualche scatto con questo, a volte il bianco e nero rende meglio del colore". Marco questo lo sapeva bene.
La ragazza si presentò alla porta della sala di posa indossando un paio di shorts scoloriti e sfrangiati, chiusi in vita da un'alta cintura di pelle marrone, ed una canottiera di seta fuxia, molto scollata si da mettere in evidenza l'abbondante seno. I capelli sciolti fluivano lunghi sulle spalle fino a metà della schiena. Gli occhi mostravano le iridi color blu violaceo.
"Al trucco!" La esortò Leo. Scelse per lei un fondo tinta più scuro. Intervenne poi con il fard ad arrotondare gli zigomi. Disse alla ragazza di tracciare due righe accanto agli occhi per renderli ancora più ampi, e scelse un ombretto di un colore assai sfumato. Dedicò particolare attenzione a cancellarle le borse sotto agli occhi. Pettinò le ciglia con abbondante mascara. Alla fine il volto era tutto liscio e denso di tonalità ambra sfumate.
Marco guardava l'amico con meraviglia. Aveva notato che né Sonia, né Rossella erano state convocate, ma non credeva Leo capace di tanto. Leo disse alla ragazza di truccarsi anche sulle braccia e sulla scollatura, poi andarono ad attenderla in sala.
Giada si tolse le scarpe e andò a piazzarsi al centro del set. Leo aveva già imbracciato la macchina quando le chiese: "senti un po' una cosa. Quanti anni hai?" "Ne ho diciannove, perché?" "Niente, niente." Marco sorrise.
La prima posa era abbastanza centrale. La ragazza, leggermente chinata in avanti, con le braccia poggiate sopra le ginocchia, faccia impertinente a guardare nell'obiettivo. Leo aveva munito Marco di un flash a torcia, ed ora lo indirizzava ad illuminare nelle varie angolazioni. Giada parlava in continuazione: "va bene così? Cosa devo fare? Dove devo guardare?" E Leo impartiva ordini precisi.
La seconda posa fu decisamente più seria. Giada indossava pantaloni e giacca grigio chiara, camicia a sbuffo col collo aperto. La disposero di tre quarti, seduta su di uno sgabello, il viso appoggiato sulla mano chiusa e il braccio sul ginocchio. Leo usò un solo illuminatore ad ombrello e lo mise abbastanza lontano, in direzione dello sguardo. Dalla parte opposta , dietro le spalle di Giada, appena fuori dell'inquadratura, Marco teneva alto un grosso pannello di polistirolo che forniva uno schiarimento diffuso alla figura. Leo si avvicinò e raccolse i capelli della ragazza facendoli cadere al di là della testa. Le disse: "ora voglio che assumi un'aria pensierosa, triste se vuoi. Guarda quella luce che hai davanti e pensa a qualcosa di triste."
Andarono avanti e Giada indossò un gilet celeste fantasia, chiuso da una sottile catenella. Leo le diceva: "ecco, su la testa ora. Sorridi. Girati piano." Finì il primo rullo e i due si avvicinarono al tavolino per cambiare la pellicola quando udirono Giada: "credi che dovrei rifarmi il seno?" Si voltarono e videro che la ragazza, sbottonatasi il gilet, faceva bella mostra delle sue grazie. Marco restò interdetto. Leo invece le rispose con sufficienza: "se hai soldi da buttare…" tanto per non darle soddisfazione. Poi aggiunse: "visto che hai cominciato a spogliarti facciamo qualche foto così, se non hai nulla in contrario." "No, no. Fai pure." Rispose la ragazza che in realtà non aspettava altro.
Squillò il telefono. "Marco, ti dispiace rispondere tu per favore?" Dall'altro capo Antonella con fare sarcastico disse: "Toh, chi si sente, il fotografo. Come va? Bada a non lavorare troppo. Oggi è lunedì, ti aspetto a casa. Ci sono grandi novità!." "Cosa?" chiese Marco. "Te lo dirò quando ci vedremo. A che ora finisci lì?" Marco gridò all'amico: "a che ora finisco?" "Quando vuoi, puoi andare via pure subito. Tanto qui posso finire da solo." Antonella udì la risposta di Leo e disse a Marco: "ecco, bravo, vieni subito, che non vedo l'ora di vederti."
"Allora, Leo, io andrei." Leo rispose senza staccare gli occhi dalla macchina: "sì, vai pure. Ci vediamo domani. Puntuale che ci abbiamo una riunione importante. Ciao." "Ciao Leo, ciao Giada." La ragazza lo salutò a denti stretti senza muoversi, mentre Leo scattava a raffica. Aveva terminato di spogliarsi ed era in ginocchio per terra con la schiena arcuata. Solo un sottile tulle nero la ricopriva. Marco pensò: "è proprio un'oca." Evidentemente anche lui cominciava a saper guardare dentro le persone.
"Che tavola da re! Che cena! E hai preso pure lo spumante! Ma non hai paura che i tuoi genitori possano accorgersi di qualche cosa?"
Marco era veramente stanco. Mentre tornava con il 19 la stanchezza lo aveva preso alle gambe. E poi doveva correre. Avrebbe appena fatto in tempo a farsi una doccia a casa e già doveva uscire. Nello spazio di una sinfonia doveva entrarci una cena, poi andare al letto, poi dopo aver fatto l'amore restare nel letto a far finta di volersi bene. Sempre con la paranoia di sentire la porta aprirsi, di udire da lontano la voce dei genitori che rientrano a casa.
Ma la cosa che più odiava era quando doveva vestirsi, uscire e aspettare l'autobus al freddo, mentre Antonella già nel suo letto prendeva sonno piano piano.
Era già buio quando il tram correva lento sotto gli archi della tangenziale e Marco non pensava a Leo e Giada rimasti nello studio a fare foto di charme. Ripensava invece alle parole dell'amico: "scappa! Fatti una vita tua!" In fondo cosa voleva di più dalla vita. Ora sarebbe andato a casa della sua ragazza a fare l'amore. Lei gli avrebbe cucinato e l'avrebbe accudito come una brava moglie.
Il tram era quasi vuoto. Ad una fermata vicino al Verano salì un ubriaco che si mise a gridare frasi sconnesse all'indirizzo dei pochi passeggeri. Questi si stringevano nei loro baveri sforzandosi di guardare all'esterno. Il loro fiato caldo già appannava i vetri della vettura.
"Studente!" Gridò l'ubriaco. "Studente!" Marco comprese che ce l'aveva con lui. Il conducente guidava impotente, sperando in cuor suo che quello sgradevole individuo sarebbe sceso prima o poi.
"Studente!" Il vecchio cencioso era in piedi davanti a Marco e lo guardava fisso negli occhi quasi lo stesse implorando.
"Stai
tranquillo, questa sera c'è
Marco, tieniti forte. Oggi mio padre mi ha svelato cosa ha intenzione di regalarmi per la laurea. Indovina cosa?" "Mah, non so. Una collana, un braccialetto…" "un appartamento! Marco, ci pensi, una casa tutta mia, dove andare a vivere. È una cosa stupenda, non ti pare?" "Beh, sì" ammise Marco, che ancora non credeva alle sue orecchie.
"Ma poi che dico? Sarà nostra, la nostra casa. Vivremo insieme e non avremo più bisogno di vederci così di nascosto il lunedì. E quando avremo la casa, tu lavorerai, io sarò laureata, allora ci sposeremo. Non vedo l'ora di sposarti, Marco." Gli disse saltandogli al collo.
Il vino cominciava a fare effetto ad entrambi. Marco rispose ipocritamente. Brindò a quella nuova vita, promise eterna fedeltà alla sua donna e si dichiarò pronto a sposarla.
A fine pasto lei era ubriaca. Aveva il naso rosso come il vino che aveva bevuto. E diceva: "domani vado con mio padre a vedere un appartamento sulla Trionfale, così saremo anche vicini qui a casa. Domani poi sei a cena da noi che mio padre vuole parlarti.
Ti farà l'esamino" soggiunse. "Sei pronto? Hai studiato la lezione?" e, seguitando a prenderlo in giro, " devi dire così: "dottor Carrocci vogliate concedermi in moglie vostra figlia Antonella." E lui ti chiederà: "Che cosa hai da offrire a mia figlia?" Poi ti prenderà da una parte e ti chiederà, da uomo a uomo: "l'hai rispettata mia figlia?" Ah! Ah! Che ridere! Se sapessero quello che gli facciamo sotto il naso!" Antonella lo prese per un braccio e lo portò in camera da letto. Poi lo appiccicò al muro e gli stampò un profondo bacio sulla bocca. "Ti voglio, Marco, ti desidero!" E piano piano iniziò a togliergli i vestiti.
Che confusione! Che stanchezza nella testa di Marco. Era a un punto cruciale della sua vita. Un punto che esigeva massima chiarezza di idee e di intenti. E invece non capiva più nulla. Il lavoro, le parole di Leo: "non credere che sia già tutto deciso." Ma come. Facile a dirsi! Poi la modella Paola, l'aspirante modella Giada, l'amara storia a lieto fine della ex ragazza di Leo. Oggi aveva scoperto che c'era un mondo intorno a lui.
"C'è un mondo diverso da quello che descrivono i libri" pensava mentre cadevano le prime gocce e il 48 si tuffava a capofitto nel budello del "Cimitero dei Francesi" la sera di quel primo lunedì di ottobre. "Occorre imparare a guardare negli altri."
Lento entrava nel suo letto sotto il caldo piumino. Lui non poteva saperlo ma in quel preciso istante Giada si rotolava nel letto tondo, avvinghiata a Leo. Marina, la segretaria felicemente fidanzata era appena stata mollata dal suo uomo dopo una scenata all'uscita del cinema. Rossella la costumista, sola nel suo letto non riusciva a prendere sonno e pensava a tutte quelle ragazze che aiutava a vestire, e a lei che non era certo attraente dietro ai suoi spessi occhiali. E Sonia, la truccatrice che invece preferiva restare fino a tardi a giocare a carte con le amiche. E Paola, la modella studiava fino alle due di notte perché doveva sbrigarsi, perché non c'era tempo, perché….
E proprio lì, di fronte alla sua finestra, sdraiato ai piedi del muretto di cemento di viale Tiziano, coperto da un cartone oramai zuppo, l'ubriaco del tram tramutava la sua sbronza in sonno, maledicendo il cielo.