Capitolo 10

 Marco camminava per le strade di Prima Porta, alla volta della fermata dell’autobus. La pioggia del giorno aveva lasciato pozzanghere fangose ai margini dell’asfalto, e nel suo animo nuove riflessioni: questa persona, a cui aveva detto “ti voglio bene”, questa persona conosciuta da poco, ma che egli sentiva di conoscere intimamente…

Ma soprattutto egli stesso. Perché ora si sentiva diverso? Perché passava sopra le pozzanghere quasi volando? Perché le luci colorate dei semafori e dei fanalini delle macchine, filtrate da un velo di umidità, si mescolavano nella sua mente come quelle di una giostra ad un bambino?

E perché il suono dell’autobus, con le sue brevi accelerazioni e le frequenti frenate, il rumore del meccanismo pneumatico per l’apertura delle porte, non era altro che una soffice colonna sonora per quel sogno ad occhi aperti?

“Mi sto innamorando? Cosa significa innamorarsi adesso qui?” Eh già, cosa significa, mio caro Marco, innamorarsi? L’amore è il sentimento più bello, ma non lo sai quanto può fare male, quando ti prende senza che te ne accorgi….

“Ma è amore, o è solo un riscoprire se stesso? Riscoprire quel senso di libertà che ognuno porta dentro e che ti fa capire che la vita è solo una convenzione, che basta aprire gli occhi e ne sei fuori…” Ma poi è veramente così?

In realtà proprio nel momento in cui Marco credeva di aprire gli occhi, li stava chiudendo, anzi, serrando.

 

Aprì la porta di casa. Immediatamente gli si fece incontro la madre furente: “disgraziato, ma dove sei stato? Non lo sai che ore sono?” In effetti Marco non si era affatto posto il problema dell’orario. “Sei fuori da stamattina e torni a mezzanotte passata! Mi hai fatto stare in pensiero! Ma non potevi fare una telefonata?” In effetti Marco non si era affatto posto il problema della telefonata.

“Ha telefonato sei volte Antonella. Ha detto di chiamarla a qualsiasi ora. Mi è sembrata veramente arrabbiata.” In effetti Marco non si era affatto posto il problema di Antonella.

Rispose alla madre con dolcezza, guardandola con occhi nuovi, poi andò nella sua camera per chiamare la sua fidanzata.

Quando si telefona dopo la mezzanotte, capita di svegliare la persona sbagliata. Lo squillo infatti destò il dottor Carrocci, che si trovava nel primo sonno. Antonella invece era ben sveglia, aveva tentato inutilmente di prendere sonno leggendo un libro particolarmente noioso, ma scariche di malumore la costringevano frequentemente ad alzarsi ed andare in cucina a prendere un bicchiere d’acqua.

Era proprio inconcepibile! Il suo uomo, quello a cui aveva dedicato la sua vita, e che presto avrebbe dovuto sposare, si prendeva la libertà di passare un’intera giornata senza farsi vivo!

“Marco, vuoi spiegarmi cosa hai fatto!?! Tu hai dei doveri verso di me, non puoi abbandonarmi così! Ma cosa ti credi che adesso perché hai iniziato quella specie di lavoro, puoi fare il porco comodo tuo e fregartene di me!?! Ho telefonato a quel deficiente del tuo “datore di lavoro”, e quell’idiota lo sai che ha fatto? Mi ha preso in giro! Mi ha detto che non sapeva cosa stavi facendo,  che forse eri a fotografare qualche bella ragazza da qualche parte! Beh, Marco, io questo non voglio crederlo, altrimenti mi faresti veramente schifo! Comunque sei cambiato e questo non mi piace, per cui ti dico: scegli, o me o la fotografia. Se vuoi restare insieme a me domani stesso devi lasciare il tuo lavoro!”